Avvocato Francesca Copelli

Avvocato civilista e penalista

Registrazioni tra presenti: non è reato registrare una conversazione di nascosto con il cellulare

 

cellulare

Nuovo importante orientamento della Corte di Cassazione che con sentenza n. 24288/2016 ribadisce il concetto ormai cristallizzato dalle SS.UU.  n. 36747/2003 secondo cui : “ Le  registrazioni di conversazioni tra presenti, compiute di propria iniziativa da uno degli interlocutori, non necessitano dell’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, ai sensi dell’art. 267 c.p.p., in quanto non rientrano nel concetto di intercettazione in senso tecnico, ma si risolvono in una particolare forma di documentazione, che non è sottoposta alle limitazioni ed alle formalità proprie delle intercettazioni“.

Al riguardo le Sezioni Unite hanno evidenziato che, in caso di registrazione di un colloquio ad opera di una delle persone che vi partecipano attivamente o che siano comunque ammesse ad assistervi, difettano la compromissione del diritto alla segretezza della comunicazione, il cui contenuto viene legittimamente appreso soltanto da chi palesemente vi partecipa o vi assiste, e la “terzietà” del captante.

L’acquisizione dunque, al processo della registrazione dei colloquio può legittimamente avvenire attraverso il meccanismo di cui all’art. 234 c.p.p., comma 1, che qualifica documento tutto ciò che rappresenta fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo.

Il nastro contenente la registrazione non è altro che la documentazione fonografica dei colloquio, la quale può integrare quella prova che diversamente potrebbe non essere raggiunta e può rappresentare (si pensi alla vittima di un’estorsione) una forma di autotutela e garanzia per la propria difesa, con l’effetto che una simile pratica finisce col ricevere una legittimazione costituzionale” (Cass. Sez. Un. 28-5-2003 n. 36747).

Nel caso preso in esame dalla Cassazione con Sentenza n. 24288/2016 si trattava di una donna condannata per concorso in estorsione, che aveva sostenuto l’inutilizzabilità della registrazione fonografica riguardante un colloquio svoltosi tra presenti ad opera della parte offesa su sollecitazione dei carabinieri che, che in quel contesto avevano poi proceduto all’arresto della donna.

La Cassazione nel caso di specie arriva a dichiarare che essendo la registrazione avvenuta su esclusiva iniziativa di parte  deve dichiararsi lecita e non necessita di autorizzazione del Gip ex art. 267 c.p. potendo essere legittimamente utilizzata nel processo.

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