Avvocato Francesca Copelli

Avvocato civilista e penalista

RICONOSCIMENTO E DISCONOSCIMENTO DELLA PATERNITA’

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PATERNITA’ DEL MARITO:

In caso di separazione dei coniugi non è rara l’eventualità che possano sorgere dei  dubbi circa la paternità da attribuire a un figlio concepito durante la separazione stessa.

Le norme che regolano tale fattispecie della presunzione di paternità sono riportate negli artt. 231 c.c. il quale recita:” Il marito è padre del figlio concepito durante il matrimonio”.

In merito alla presunzione di concepimento  durante il matrimonio  e disconoscimento di paternità sono di aiuto gli articoli seguenti .

In particolare l’art. 232 c.c. afferma: ”Si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando sono trascorsi 180 gg. dalla celebrazione del matrimonio e non sono ancora trascorsi trecento giorni dalla data di annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio.

La presunzione non opera decorsi trecento gg. dalla pronuncia di separazione giudiziale, o della omologazione di separazione consensuale, ovvero dalla data di comparazione dei coniugi avanti al giudice di separazione o dei giudizi dei commi precedenti”.

Per ciò concerne l’eventuale riconciliazione dei coniugi separati è necessario precisare che la Corte di Cassazione con sentenza del 23 gennaio 1984 n. 541 ha stabilito che . “In caso di riconciliazione fra i coniugi , già autorizzati a vivere separati nel corso di procedimento di separazione personale, riprende ad operare la presunzione di concepimento durante il matrimonio di cui all’art. 232, I° comma c.c., con a conseguenza che il figlio nato dopo la riconciliazione, avvenuta prima del decorso di trecento gg. da quella autorizzazione, si reputa legittimo, salva l’azione di disconoscimento”.

NASCITA DEL FIGLIO PRIMA DEI 180 GG O DOPO I 300 GG

Molto importante è anche l’art. 233 che regola i casi di nascita del figlio prima dei 180 gg e che in merito dispone: ” Il figlio nato prima che siano trascorsi centottanta giorni dalla celebrazione del matrimonio è reputato legittimo se uno dei coniugi, o il figlio stesso non ne disconoscono la paternità”  .

Per quanto riguarda, invece, il figlio nato dopo che siano trascorsi trecento giorni dalla data del matrimonio, il caso è disciplinato dall’art. 234 c.c. il quale dispone che :” Ciascuno dei coniugi  ed i loro eredi possono provare che il figlio, nato dopo i trecento giorni dall’annullamento, dallo scioglimento o dalla cessazione degli effetti civili del matrimonio, è stato concepito durante il matrimonio. Possono analogamente provare il concepimento durante la convivenza quando il figlio sia nato dopo i trecento giorni  dalla pronuncia di separazione  giudiziale, o dalla omologazione di separazione consensuale, ovvero dalla data di comparazione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione o dei giudizi previsti nel comma precedente . In ogni caso il figlio può proporre azione per reclamare lo stato di legittimo”.

DISCONOSCIMENTO DELLA PATERNITA’

Ci sono alcuni casi espressamente previsti dalla Legge, in cui può essere promossa l’azione per il disconoscimento di paternità anche quando il figlio sia stato concepito durante il matrimonio.

Il disconoscimento di paternità è previsto dall’art. 235 c.c. nei seguenti casi:

1)   Se i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso tra trecentesimo e centottantesimo giorno prima della nascita;

2)    Se durante il tempo predetto il marito era affetto da impotenza, anche se soltanto generandi;

  • Se nel detto periodo la moglie ha commesso adulterio o ha tenuto celata al marito la propria gravidanza e la nascita del figlio. In tali casi il marito è ammesso a provare che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre, o ogni altro fatto tendente ad escludere la paternità.

La predetta azione di disconoscimento può essere esercitata anche dalla stessa  madre o dal figlio, quando questi ha raggiunto la maggiore età, in tutti i casi in cui può essere esercitata dal padre.

Per quanto riguarda il divieto del riconoscimento della paternità nei casi 1) e 2) del predetto art. 235 c.c., occorre tener conto di quanto stabilito dall’art. 9 della Legge 19 febbraio 2004, n. 40 in materia di procreazione medicalmente assistita   .

Inoltre, la Corte Costituzionale, con sentenza del 6 luglio 2006, n. 266, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del n. 3), sempre del predetto art. 235 c.c., nella parte in cui ai fini dell’azione di disconoscimento della paternità, subordina l’esame delle prove tecniche, da cui risulta “ che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre”, alla previa dimostrazione dell’adulterio della moglie.

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